Bronchiolite: sintomi, cause e trattamento
È una malattia che colpisce soprattutto i bambini al di sotto dei 12 mesi di vita e che in Italia si diffonde più facilmente da Novembre ad Aprile. Globalmente è responsabile di circa 60.000 morti l’anno nei bambini di età inferiore ai 5 anni, la maggior parte dei quali nei Paesi in via di sviluppo.
Cause e trasmissione della bronchiolite
Cerchiamo di capire perché viene la bronchiolite. Questa infiammazione si verifica per l’esattezza nelle diramazioni più sottili delle vie aeree, i bronchioli, che vengono ostruiti al punto da impedire il passaggio dell’aria dal polmone sia in entrata sia in uscita, con conseguente riduzione dell’ossigeno e aumento dell’anidride carbonica presente nel sangue.
Come si trasmette la bronchiolite? I virus respiratori che determinano la bronchiolite si trasmettono con molta facilità tramite inalazione di microparticelle di saliva/secrezioni emesse nell’aria dalla persona infetta attraverso colpi di tosse e starnuti, oppure per autoinoculazione, ovvero se si toccano con le mani oggetti infetti e, senza adeguata pulizia, ci si tocca la bocca, il naso o gli occhi. A tal proposito è bene ricordare che i virus sono in grado di sopravvivere a lungo sulle superfici, che si tratti di cellulari, tastiere dei PC, giocattoli, tavoli o maniglie delle porte.
Nei lattanti i virus respiratori vengono facilmente trasmessi dal contatto ravvicinato con un familiare affetto da raffreddore, in particolare un fratellino o una sorellina che frequenta l’asilo, dove la diffusione delle infezioni virali, si sa, è molto rapida.
Come detto, la causa più frequente di bronchiolite è il Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), che causa raffreddore e tosse nei bambini e negli adulti. La stagione in cui il virus si diffonde più facilmente in Italia va da Novembre ad Aprile.
Altri virus riscontrati in minore percentuale sono il Rhinovirus, i virus parainfluenzali e influenzali, i Coronavirus (appartenenti alla stessa famiglia del Sars-CoV2), i Metapneumovirus; tutti questi determinano una sintomatologia caratterizzata da raffreddore, tosse e in alcuni casi febbre sia negli adulti sia nei bambini.
Bronchiolite nei neonati e nei bambini: i sintomi
Vediamo ora di seguito quali sono i sintomi della bronchiolite nei neonati e nei bambini. Tutti i casi di questa infiammazione esordiscono con una condizione simile al raffreddore: il bambino comincia ad avere il naso ostruito e muco trasparente che cola, al punto che può fare fatica a poppare.
Questa condizione, denominata rinorrea, può essere accompagnata da febbre non molto elevata (temperatura massima in genere inferiore a 38°C) ed è espressione dell’ingresso del virus nelle prime vie aeree, dove comincia a crearsi l’infiammazione. In questa fase è bene far visitare il piccolo dal medico curante, che potrà seguire l’evoluzione della malattia.
Con la diffusione dell’infezione lungo le vie aeree inferiori, si verificano i seguenti fenomeni:
- comparsa della tosse;
- aumento del numero di atti respiratori in un minuto (>60 atti/min, “tachipnea”);
- il bambino tende a respirare con più fatica;
- si evidenziano rientramenti sottocostali, intercostali, al giugulo, sovraclaveari (per l’utilizzo dei “muscoli respiratori accessori”);
- le narici tendono ad aprirsi maggiormente durante le inspirazioni (alitamento delle pinne nasali).
Il bambino con difficoltà respiratoria appare più sofferente, pallido o con colorazione violacea intorno alle labbra, con gli occhi alonati, e tende a non terminare le poppate.
Nei neonati è inoltre possibile osservare degli episodi di apnea (interruzione improvvisa del respiro per 10-20 secondi o anche più). In questi ultimi casi descritti, è fondamentale una valutazione pediatrica d’urgenza, poiché i meccanismi di compenso all’ostruzione delle vie aeree hanno una durata limitata nel tempo (c’è, in sostanza, il rischio di un’insufficienza respiratoria) e l’aumentata frequenza respiratoria insieme alle ridotte assunzioni di latte mettono il bambino a rischio di disidratazione. Ricordiamo che in 2/3 dei casi la bronchiolite è senza febbre nella fase in cui l’infezione si è propagata alle basse vie aeree.
Quanto dura la bronchiolite? Dal primo contatto con il soggetto infetto all’insorgenza dei primi sintomi respiratori delle alte vie aeree trascorrono circa quattro-sei giorni (tempo di incubazione). Ai sintomi delle alte vie aeree seguono l’insorgenza della tosse e i segni di difficoltà respiratoria, espressione della propagazione dell’infezione alle basse vie aeree.
Complessivamente, dall’esordio alla risoluzione dei sintomi, la bronchiolite nei bambini dura circa due settimane (nel 10-20% dei casi anche tre). Il decorso può complicarsi se si presenta una sovrainfezione batterica (otite o polmonite), che si evidenzia con febbre elevata e peggioramento delle condizioni cliniche del bambino.
Terapia
Un lattante senza difficoltà respiratoria, con SaO2 > 94 % in aria ed in grado di alimentarsi può essere trattato a domicilio sotto le attente cure del pediatra curante. Il paziente con bronchiolite viene in genere trattato con frequenti lavaggi nasali con aspirazione delle secrezioni e terapia aerosolica con soluzione ipertonica al 3%. Quest’ultima aiuta il piccolo a mobilizzare le abbondanti secrezioni mucose catarrali.
È possibile utilizzare broncodilatori, farmaci che dilatano i muscoli dei bronchi e quindi migliorano la respirazione, per via inalatoria per 3-4 volte al giorno se si è osservato un miglioramento dei sintomi dopo una prima somministrazione “di prova” nell’ambulatorio pediatrico o a domicilio. La terapia va invece sospesa in mancanza di evidenti risultati positivi.
Talvolta viene prescritto il cortisone per bocca ma gli studi ad oggi non dimostrano che i bambini sottoposti a questa terapia hanno un significativo miglioramento dei sintomi. L’uso routinario degli antibiotici non è raccomandato, tranne in bambini immunocompromessi o in caso si sospetti un’infezione batterica presente contemporaneamente.
È utile frazionare i pasti aumentandone la frequenza e diminuendo le quantità per pasto.
Quando occorre il ricovero ospedaliero, il bambino viene sottoposto ad una terapia di supporto per garantire:
- Un’adeguata ossigenazione del sangue attraverso la somministrazione di ossigeno umidificato e riscaldato, solo nei casi più gravi si somministra ossigeno ad alti flussi o altro supporto respiratorio;
- Un’adeguata idratazione, cioè apporto di liquidi, qualora l’alimentazione risultasse difficoltosa, attraverso la somministrazione di soluzioni glucosaline per via endovenosa.
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